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LETTERA DI UN APICOLTORE

Faccio l’apicoltore, soprattutto per passione.

Cerco di fare in modo che le api occupino una parte sempre più grande del mio tempo lavorativo, cerco di capire come poter fare ad ampliare la mia l’attività, cerco di studiare le api da tutti i loro punti di vista: la loro biologia, i loro comportamenti, i diversi metodi di conduzione degli apiari, i loro prodotti e le loro necessità… Come tantissimi apicoltori pratico un’apicoltura “razionale”: metto le api nelle condizioni migliori per ottimizzare al massimo la produzione e al tempo stesso le operazioni che devo effettuare per mettere a loro agio le api. Cerco di ragionare come fa una famiglia di api, cerco di prevedere le loro mosse per fare in modo che non sprechino energie, le nutro se hanno fame, cerco insomma di facilitargli la vita. Cerco in tutti i modi di farle stare bene, senza mai mancar loro di rispetto o cercare di togliere loro la propria indipendenza e capacità organizzativa.

Le cose però non vanno bene.

La stagione apistica è ormai alla fine, si raccoglie l’ultimo miele e si preparano le api perché possano affrontare l’inverno, sperando in un’annata migliore. Ho parlato con diversi apicoltori, alcuni con centinaia di arnie, attivi da generazioni e altri con solo poche arnie in giardino: siamo tutti senza parole; ci guardiamo in faccia sconsolati raccontandoci l’ultima annata come la peggiore. Ci sembrava di aver toccato il fondo, e invece no.

Le api non stanno bene.

La competenza dell’apicoltore, anche quella del più esperto e capace non è più sufficiente. Siamo sconsolati e impotenti. Per qualcuno è anche un problema economico, ma rimane il fatto che le api non stanno bene, sopravvivono a stento. Questo è disarmante perché non ci si può fare niente, non c’è una cura… O meglio, ce ne sono tante (integratori alimentari, ricerca genetica, farmaci di diversissime tipologie, metodi di gestione differenti), ma non sono sufficienti.

Ricordo i tempi in cui il miele veniva prodotto in abbondanza; l’apicoltore non doveva essere per forza super esperto, le api stavano bene e con poco sforzo davano ottime soddisfazioni. Adesso quando prelevo il poco miele prodotto mi sento sempre di più un ladro; adesso tra di noi ci raccontiamo con amarezza e delusione, le disavventure e gli sforzi di questi ultimi anni. Tra i professionisti avverto che la delusione economica è sovrastata da una delusione “umana”.

Ci prendiamo cura di animali che non stanno bene.

Le api sono gli insetti impollinatori per eccellenza, i più bravi, ma non sono i soli e non sono sufficienti. Tutti sappiamo che le api stanno soffrendo e ci preoccupiamo per loro, ma nessuno pensa agli altri impollinatori che, non producendo miele o altro di direttamente utile all’uomo, non sono censiti.

Smettiamo di pensare che il patrimonio degli apicoltori siano le api!

Il patrimonio degli apicoltori è rappresentato soprattutto dalla vegetazione, dalla biodiversità del territorio. Il patrimonio dell’apicoltore è proprio ciò che non possiede! Sono i campi, i boschi e i prati che vengono gestiti, coltivati o cementificati, da altri. Se il suolo è malato o povero, il fiore che sboccerà su quel terreno sarà malato o povero.

L’ape non è un animale domestico che l’uomo alleva.

Sono le api stesse ad allevare le proprie api e sono loro stesse a procacciarsi il cibo dove meglio credono senza badare ai confini o barriere creati dall’uomo. Le api saranno comunque sempre libere e indipendenti dall’uomo. Non si accorgono dell’uomo, non è di loro interesse. Lo vedo quando ispeziono le arnie e loro continuano a lavorare come se nulla fosse. Le api sono uno splendido mezzo per raccogliere ciò che l’uomo non riesce a fare. L’ uomo con la sua tecnologia e intelligenza non è ancora riuscito a trovare un modo più efficiente delle api per raccogliere il nettare e il polline dai fiori.

Non riusciamo a comprendere e rispettare l’equilibrio primordiale creato in milioni di anni di evoluzione che lega tra loro suolo, sole, stagioni…. Tutto. Il problema è ambientale, globale. E se speriamo che la tecnologia ci salvi ci sbagliamo.  La sola tecnologia ci ha portato a questo punto.

Dobbiamo prima essere profondamente consapevoli della situazione in cui siamo, per poi usare la tecnologia di conseguenza. La vita sulla terrà continuerà ad esistere anche dopo le api e l’uomo, ne sono certo.

Mi dispiace solo che l’uomo abbia fatto una pessima figura di fronte a Madre Natura.

Luca Tapinelli – Emc2 Onlus